aclipuntofamiglia.it http://www.aclipuntofamiglia.it/ Strategie e opere per le Acli per e con la famiglia it Famiglia: lavoro e festa http://www.aclipuntofamiglia.it/news.interna.php?notizia=682 Wed, 15 Feb 2012 13:49:31 +0100 gmf_2012_Milano
]]> gmf_2012_MilanoDopo Roma, Rio de Janeiro, Manila, Valencia, e Città del Messico, l’Incontro mondiale delle famiglie approda a Milano, città che dal 29 maggio al 3 giugno accoglierà migliaia di famiglie provenienti da tutto il mondo.
L’incontro, istituito dal Beato Papa Giovanni Paolo II nel 1993, quest’anno pone per la prima volta al centro della sua riflessione un tema laico “La famiglia: il lavoro e la festa”, perchè, come ha scritto Benedetto XVI nella lettera inviata all’arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi, «Il lavoro e la festa sono intimamente collegati con la vita delle famiglie: ne condizionano le scelte, influenzano le relazioni tra i coniugi e tra i genitori e i figli, incidono sul rapporto della famiglia con la società e con la Chiesa. La Sacra Scrittura (cfr Gen 1-2) ci dice che famiglia, lavoro e giorno festivo sono doni e benedizioni di Dio per aiutarci a vivere un'esistenza pienamente umana».
Famiglia, lavoro e festa sono, infatti, tre dimensioni esclusive della persona: solo le persone amano, solo le persone lavorano, solo le persone fanno festa; in questo senso, quindi, diventa di dirimente importanza riconoscere la centralità della relazione, della responsabilità, della capacità di accogliere la persona nella sua pienezza. La famiglia è il laboratorio più importante e più “naturale” in cui imparare ad esprimere queste qualità, riscoprendo e mettendo in luce il suo ruolo innovatore ed educatore.
Per questo, dunque, l’evento non vuole essere solo un momento di grande riflessione teologica e sociale, ma si pone prima ancora come obiettivo quello di essere la festa dell’incontro tra le famiglie, un occasione per conoscere le storie ed i percorsi di vita di persone provenienti da tutto il mondo. I giorni del congresso teologico, infatti, saranno arricchiti da numerose testimonianze, da momenti di festa, da eventi paralleli come mostre, pièce teatrali, presentazioni di libri, e molto altro ancora.
Un ulteriore elemento di novità, che evidenzia come l’organizzazione abbia tenuto conto delle esigenze di tutto il nucleo familiare, è poi il congresso dei bambini che si svolgerà parallelamente a quello degli adulti trattando gli stessi temi con linguaggi adatti a loro.
Inoltre tutta la manifestazione sarà arricchita dalla Fiera internazionale della famiglia, uno spazio espositivo a Fieramilanocity interamente dedicato alle famiglie, alle buone pratiche e alle nuove idee. Si tratta di un’iniziativa del tutto nuova per l’Italia che darà la possibilità ad associazioni, fondazioni del mondo ecclesiale e civile, ma anche ad enti del mondo profit, di rendersi visibili e diffondere i proprio materiali.
Insomma, sarà davvero un incontro “stile famiglia”, uno stile fondato su accoglienza, rispetto, servizio e convivialità. L’invito che la Chiesa rivolge a tutto il mondo, infatti, non è solo quello di esserci, ma anche di esserci per gli altri: diventare volontari; per le famiglie lombarde, aprire le proprie case ospitando le famiglie pellegrine, e testimoniare la bellezza della famiglia, speranza vera per il futuro di tutto il mondo. ]]>
Il futuro delle famiglie non è un gioco http://www.aclipuntofamiglia.it/news.interna.php?notizia=680 Tue, 14 Feb 2012 13:32:18 +0100 lotterie
]]> lotto_lotterieDa qualche giorno una nuova imponente réclame (diffusa su televisione, radio, stampa, affissioni e web, per intenderci) si è aggiunta alla raffica di messaggi pubblicitari che ci assillano quotidianamente. Nulla di nuovo, dunque, se non fosse che la campagna in questione è quella appena lanciata dalla Sisal per il Superenalotto, il cui messaggio principale è giocare per poter avere una speranza in più di veder realizzati i propri sogni.
Nello spot, infatti, molti volti di gente comune e più precisamente del ceto medio (quella fascia di popolazione che per l’appunto è stata più colpita dalla crisi e che oggi costituisce la nuova “questione sociale”), sulle note della popolarissima “Lasciatemi cantare” di Toto Cutugno, intonano: «Vorrei una vigna per produrci il vino, io sogno un parco per il mio bambino, di un grande film sarò il produttore, voglio champagne ghiacciato a tutte le ore, darò ai miei figli un futuro splendente, della mia squadra farò il presidente, con un sistema in ricevitoria si sistema la mia compagnia. Un milione a Giulio, un milione a Maria, voglio fondare la mia scuderia, faccio una follia, ti prendo e ti porto via. Lasciatemi sognare, con la schedina in mano. Lasciatemi sognare, sono un italiano».
Certo, si sa, il nostro è un Paese in cui smorfia, tombole e lotterie fanno parte della nostra tradizione; chi non ha sperato, almeno una volta nella vita, di vincere alla lotteria? Di essere baciato dalla dea bendata, risolvendo così in un colpo tutti i propri problemi economici con il minimo sforzo?
Tuttavia, ciò non giustifica il messaggio che si è voluto far passare: non deve essere la lotteria di turno a dare agli italiani il permesso di sognare, non deve essere la speranza di una vincita al gioco che consente alle famiglie di arrivare a fine mese o di immaginare un futuro migliore per sé stessi, per i propri figli o per le proprie aziende.
I giochi di questo genere, infatti, vanno a pescare nelle fasce della popolazione più debole, che con facilità s’illudono di poter ottenere vincite milionarie dedicando a questo tipo di scommesse tra il 5 e il 10 % del loro budget familiare (secondo i dati rilevati da Adiconsum); un fenomeno sociale che desta preoccupazione e non può perciò essere sottaciuto, soprattutto da un governo che, pur percependo circa il 10% degli introiti di questo mercato, in questi mesi ha lavorato per trascinare l’Italia fuori da questa crisi operando tagli e predicando austerity.
In un momento in cui sono moltissime le famiglie che hanno dovuto abbandonare i propri stili di vita, ritrovandosi a navigare a vista nelle acque ben agitate della crisi economica, e in cui si fa fatica a ritrovare la rotta dei consumi, quindi, questa campagna pubblicitaria ci ricorda il canto ammaliatore delle sirene omeriche che, parlando di soldi facili, illude le famiglie e fa sì che esse ripongano le loro speranze (e i loro risparmi) nella possibilità di vincere “il jackpot più alto d’Italia”.
È questo spingere sull’emotività e sulla disperazione delle famiglie impoverite, infatti, che ha permesso al settore del gioco d’azzardo di divenire la terza azienda italiana, per profitti, dopo Eni e Fiat (76 miliardi di euro l'anno e circa 31 milioni di giocatori, di cui un milione e mezzo compulsivi, secondo l’ultimo rapporto dell’Associazione Libera “Gioco d'Azzardo: cifre, storie e giro d'affari criminali della "terza impresa" del Paese”), portando l’Italia al primo posto in Europa e al terzo nella classifica mondiale del gioco d’azzardo.
La Sisal, dal canto suo, si giustifica attraverso le parole di Matteo Sala, responsabile marketing della società, dicendo «Abbiamo voluto dare voce al piacere del sogno nella sua dimensione aspirazionale, un film coinvolgente e di ampio respiro che trova la sua grandezza in un affresco corale dell’Italia e dei suoi sogni».
Tuttavia, l’affresco non sembra essere poi così corale, si poteva dar per esempio voce alla “dimensione aspirazionale” di chi sogna di uscire dalla dipendenza del gioco d’azzardo, soprattutto alla luce della ricerca curata dall'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr) che rivela che ben 4 italiani su 10 sono catturati da questo tipo di gioco (in prevalenza uonimi e giovanissimi tra i 15 ed i 24 anni).
Ovviamente, l’azienda pensa al profitto, e si sa che la pubblicità è l’anima del commercio; ma non bisogna mai scordarsi che allo stesso tempo si corre il rischio che essa sia il commercio dell’anima.
Per questo forse, un po’ più di responsabilità sociale da parte delle aziende nel considerare il valore educativo dei loro messaggi pubblicitari non guasterebbe; lasciamo dunque sognare le famiglie italiane, senza amplificare nelle loro orecchie il moderno “canto delle sirene” e, invece, ricordiamo loro che la capacità di nutrire aspirazioni è di tutti, dei poveri così come dei ricchi a prescindere dal conto in banca, e che la speranza di un futuro migliore passa anche dalla loro capacità di saper orientare i propri consumi verso nuovi stili di vita che mettono al centro non il denaro ma l’uomo, la capacità di creare relazioni forti che ci aiutano e ci sostengono anche in epoche difficili come quelle che stiamo attraversando!]]>
“Noi Italia 2012”, un Paese con l’11% delle famiglie residenti povere http://www.aclipuntofamiglia.it/news.interna.php?notizia=677 Wed, 25 Jan 2012 16:57:23 +0100
]]> Un Paese più vecchio, con molte famiglie povere, un alto debito pubblico e molti giovani inattivi e disoccupati; questa è la foto scattata dall’Istat nell’ultimo rapporto “Noi Italia 2012”.
La percentuale delle famiglie in Italia in condizione di povertà relativa è ulteriormente aumentata (11%), coinvolgendo di fatto 8,3 milioni di persone; un dato non di poco conto che va ad affiancarsi a quello ancor più preoccupante del 4,6% famiglie che vivono in condizione di povertà assoluta, interessando così oltre 3 milioni della popolazione italiana.
Una famiglia deprivata dunque, soprattutto nell’Italia meridionale e insulare, con la Sicilia che conquista il podio della disuguaglianza nella distribuzione del reddito e del reddito medio annuo più basso (oltre il 25 per cento in meno del dato medio italiano); ma anche una Famiglia e, quindi, un Paese che invecchia attraversando un rigido inverno demografico.
Si allunga infatti la vita media degli italiani (84,4 anni per le donne e 79,2 anni per gli uomini), ma diminuiscono le nascite ed il numero dei giovani, in una dinamica che allarga il divario tra le generazioni e che porta al 144,5% l’indice di ricambio della popolazione attiva. Un circolo vizioso dunque che aumenta la dipendenza economico-sociale tra le generazioni indicando che oggi le persone potenzialmente in uscita dal mercato del lavoro sono il 52,3% in più di quelle potenzialmente in entrata. Ma solo “potenzialmente” perché il mercato del lavoro italiano del 2010, continua il rapporto Istat, si è caratterizzato per un tasso pari al 37,8% di lavoratori inattivi o NEET (Not in Education, Employment or Training), con un livello di disoccupazione che si attesta all’8,4% e con più di 2 milioni di giovani tra i 15 e i 29 anni fuori dal circuito formativo e lavorativo.
Di certo siamo di fronte ad una situazione grave, figlia tanto della crisi economica che ha investito i Paesi dell’Eurozona, quanto di decenni di politiche poco lungimiranti che hanno puntato a contenere le emergenze contingenti.
Certo, dopo il burrascoso anno economico appena trascorso, non potevamo aspettarci nulla di diverso; tuttavia le cifre che il rapporto Istat “Noi Italia 2012” ci consegna non possono e non devono essere semplici numeri nel flusso quotidiano di percentuali negative a cui questa crisi ci ha abituato.
Dobbiamo ridare il volto e la voce delle persone a questi numeri affinché essi possano raccontare a tutti le condizioni reali delle famiglie e del Paese e possano costituire la base da cui iniziare a sviluppare quelle riforme, che oltre al rigore e all’equità, puntino ad un vero e durativo sviluppo del Paese.
L’anno appena iniziato si stende ancora davanti a noi come un insieme di pagine bianche, e se, su alcune di queste la crisi ci ha già inevitabilmente scritto sopra “sacrificio”, adesso spetta a noi tutti, cittadini, Istituzioni, società civile, riempire le altre con parole di speranza (ma anche con i fatti!) che sappiano disegnare un futuro migliore in cui l’orizzonte del progresso sociale, così come di quello economico e tecnologico, torni ad essere un orizzonte pienamente inclusivo.
E tra queste parole, la prima è di certo “famiglia”, non più considerata dai governi come sinonimo di ammortizzatore sociale, bensì come l’equivalente di risorsa, una risorsa che se adeguatamente sostenuta è in grado di rigenerarsi da sola garantendo non solo la sua sussistenza ma anche quella dell’intero Paese; perché di fatto, a ben vedere, l’Italia è una famiglia di famiglie, e se l’11% di esse vive in condizione di deprivazione, in realtà, è l’intera collettività ad impoverirsi.]]>
Una Nuova ICI più a misura di Famiglia http://www.aclipuntofamiglia.it/news.interna.php?notizia=672 Tue, 20 Dec 2011 14:35:51 +0100 nuova_imu
]]>
Andrea Olivero: «Abbiamo messo a punto un modello di calcolo della nuova Ici sulla prima casa che consente di tenere in conto il reddito della famiglie e il numero dei figli, mantenendo il saldo di bilancio invariato. Chi ha meno reddito e più figli, deve pagare di meno. Questo è il principio che ispira la nostra proposta e che può contribuire a migliorare nel senso dell’equità quanto previsto dal Governo nel decreto Salva Italia. I margini di manovra sono strettissimi, ma quanto proponiamo è il minimo che si possa fare. Chiediamo al governo e alle forze politiche di valutare questa proposta nei sedi parlamentari nei passaggi istituzionali previsti nelle prossime ore».

Lo afferma il presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero, presentando la proposta elaborata dal Caf Acli utilizzando come base di riferimento un campione reale di 479.542 soggetti, estratti dal proprio database, possessori della stessa abitazione principale (al 100%) nel periodo che va dal 2007 al 2011. La proposta interviene sulla detrazione di 200 euro sulla prima casa prevista dal decreto al comma 10 dell’articolo 13, e vi applica un coefficiente familiare e di reddito.

Le Acli hanno confrontando l’impatto sul campione dell’Ici introdotta dal Governo con la rimodulazione della detrazione per reddito e numero di figli. A parità di gettito complessivo, viene rispettato con maggiore evidenza il principio di equità e progressività.

Una vedova con pensione di riversibilità di 700 euro lorde mensili, proprietaria di un fabbricato urbano di 900 euro di rendita catastale, pagherebbe con l’Ici del Governo 707,20 euro. Con la rimodulazione proposte dalle Acli la tassa scenderebbe a 491,82, con un risparmio di 215,38 euro, pari al 30% di una mensilità di pensione. Con la stessa casa, un single con 45mila euro di reddito complessivo, pagherebbe con l’Ici attuale sempre 707,20 euro come la vedova. Con la rimodulazione Acli avrebbe un aggravio di 116 euro, pari al 3,3% di una mensilità di stipendio.

Una famiglia con marito, moglie e due figli a carico, pagherebbe sempre 707,20 euro con l’Ici attuale se avesse 45mila, 30mila o 20mila euro di reddito complessivo. Con la rimodulazione l’importo scenderebbe progressivamente a 680 euro, 567 euro, 396 euro.

«Siamo consapevoli – scrivono le Acli - che la nostra proposta ha un limite oggettivo forte, dato dalla necessità della sostenibilità economica, e pertanto i risparmi per le famiglie, seppur presenti ed importanti, dovrebbero essere ancor più significativi. Questo potrebbe essere possibile se ci fosse la possibilità di distribuire sulla detrazione per l’abitazione principale maggiori risorse, che consentirebbero, ad esempio, di rimodulare la proposta con detrazioni teoriche più alte, piuttosto che coefficienti familiari maggiori per ogni figlio. E avremmo anche voluto inserire un correttivo per le famiglie con figli disabili».

«E’ indubbio altresì che alcuni margini per ottenere maggiori risorse, potrebbero esserci. Ad esempio, i moltiplicatori utilizzati per determinare il valore catastale degli immobili sono stati infatti incrementati del 60 % per le abitazioni. Ma solo del 20% per gli immobili di categoria D: vale a dire le banche, le assicurazioni, le industrie, i centri commerciali, gli stabilimenti balneari ed i posti barca… Forse potremmo pensare di innalzare i moltiplicatori anche di questi fabbricati per far in modo che con quelle risorse in più pagate da pochi, si possa alleviare a molti il peso di una imposta che così come è stata pensata rischia di essere oltremodo iniqua».

Leggi il documento "Rimodulazione ICI. La proposta delle Acli"

Fonte: acli.it

]]>
Dare priorità alla famiglia http://www.aclipuntofamiglia.it/news.interna.php?notizia=671 Tue, 20 Dec 2011 14:24:45 +0100 priorità famiglia
]]> priotirta_famigliaLa reintroduzione dell’Ici? Può starci, a patto che non sia universalistica, ma venga calmierata su base familiare. Le misure del nuovo governo Monti sono al vaglio delle Acli, che attendono al varco l'esecutivo sulle prossime scelte. «Il neo Premier ha parlato di "equità sociale" e questo è un termine che ci piace. Ma staremo a vedere. Certo, ora si apre una nuova stagione. Finora la famiglia era stata messa in forte evidenza ma solo a livello teorico, perché poi la politica in termini concreti stava lavorando poco. Ora vedremo se vi sarà un cambio di rotta. A partire dalla manovra finanziaria, perché quella a cui si stava lavorando rischiava di risultare solo un peso per le famiglie». A dirlo è Lidia Borzì responsabile nazionale Acli per la famiglia, a margine del convegno promosso dalle Acli provinciali giovedì 24 novembre al Laurentianum di Mestre, dal titolo “Politiche per le famiglie, la concretezza delle scelte”.
In attesa di conoscere nel dettaglio le politiche nazionali, ci si concentra su quelle locali perché, spiega Borzì, «la partita si gioca sul territorio, con politiche mirate e alleanze. Gli enti locali sono toccati dalla crisi e dalla manovra, il rischio è che per proprietà transitiva i tagli si ripercuotano sui cittadini, nella diminuzione dei servizi e del welfare». Vanno contrapposti dei modelli virtuosi: «Famiglia, istituzioni, società civile, Chiesa, come quattro gambe di un tavolo che promuove sinergie e recupera risorse».
Un esempio viene da Venezia, dove le Acli stanno già lavorando insieme al Comune, alla diocesi e alle associazioni. Le Acli con iniziative sugli stili di vita, sui gruppi di acquisto, sulla family card. Il Comune su progetti per le famiglie "protagoniste", la diocesi sulla solidarietà. «Si può partire proprio da qui».
Esempi concreti, dunque. E non a caso il convegno ha puntato sul termine concretezza. «In questo senso - aggiunge Lidia Borzì - può emergere una doppia valenza, culturale e concreta. Culturale nel senso di lavorare sugli stili di vita, ancorandosi fortemenete a dei fattori valoriali di vita importanti. Penso all'ultimo rapporto Caritas-Zancan che ha messo in evidenza l'impoverimento delle famiglie. Ma va anche detto che si fa fatica a rinunciare a taluni stili di vita, che sono quelli che propone il modello consumistico. Occorre dare un segnale forte in questo senso, cui accompagnare politiche per la famiglia che siano mirate». Poi c'è l'aspetto concreto ovvero, «mettere al centro la famiglia con azioni concrete. Pensiamo a doposcuola, gruppi di acquisto ma anche a un progetto dedicato agli sport "a misura di famiglia", per consentire attività sportive a prezzi contenuti. Tutto questo rientra in un percorso che stiamo sperimentando a livello nazionale e che stiamo proponendo, dal titolo "Fare i conti con la crisi". Un aspetto che stiamo approfondendo riguarda le conseguenze della crisi a livello coniugale, perché ci stiamo rendendo conto che certe rinunce dovute alle difficoltà economiche provocano tensioni e talvolta portano a separazioni. Per questo intendiamo lavorare sia sul piano concreto (in collaborazione con Banca Etica) sia a livello culturale, sugli aspetti valoriali da mettere in campo».
Più in generale, il tema riguarda la cittadinanza familiare: «Se la famiglia viene riconosciuta come soggetto allora si può investire su di essa, si può intervenire a livello politico e legislativo. Purtroppo manca una politica sistemica, finora si sono fatti interventi spot e basta. Vedi - conclude Borzì - il tema dell'introduzione del quoziente familiare che è fermo da anni».

FONTE: GVOnline.it]]>
Famiglia, Lavoro e Società civile, semi di futuro http://www.aclipuntofamiglia.it/news.interna.php?notizia=670 Tue, 20 Dec 2011 13:26:24 +0100 famiglia_genova
]]> famiglia_genovaAl convegno di Genova “Famiglia, lavoro e società civile. Buoni semi per un futuro di speranza", le Acli si confrontano sulla situazione ligure fotografata dall'Osservatorio Welfare di Acli Liguria

Nella difficile stagione che l’Italia ed il mondo intero stanno attraversando, sempre meno le famiglie e soprattutto per i giovani riescono ad immaginare un domani sereno in cui costruire e vivere la propria vita.

Le notizie che affollano ogni giorno tv e giornali, ci raccontano di una società che vive senza la speranza del futuro e che, proprio per questo, preferisce consumare in fretta l’oggi, generando emergenza che non è più solo economica, ma soprattutto relazionale.

È proprio su questi temi che le Acli regionali della Liguria hanno scelto di riflettere nel convegno “Famiglia, lavoro e società civile. Buoni semi per un futuro di speranza” che si è tenuto a Genova sabato 22 ottobre; un evento organizzato nella convinzione che la speranza di un futuro migliore oltre questa crisi passi necessariamente dallo sviluppo di questi 3 luoghi generatori di speranza, sinora trascurati dalla politica e dalle istituzioni.

Durante l'incontro, presieduto dal Card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e Presidente della conferenza Episcopale Italiana, e moderato da Lidia Borzì, responsabile nazionale dell’Area Politiche per la famiglia delle Acli, è stato presentato il report “La situazione ligure fotografata dall’Osservatorio Acli” da Luciano Brunengo, presidente Aesseffe Liguria – società formativa delle Acli liguri, e Davide Caviglia, responsabile Welfare Acli Liguria ed Enrico Grasso, responsabile Punto Acli Famiglia.

Sono seguiti gli interventi di Andrea Olivero, presidente nazionale Acli e portavoce Forum Terzo Settore, Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari, Lorenzo Caselli, docente di Etica economica e responsabilità sociale delle imprese nell’Università di Genova.

«Famiglia e lavoro sono temi intimamente interconnessi - affermano gli organizzatori del convegno - Il lavoro è propedeutico al fare famiglia e questa rappresenta il luogo ideale in cui educare al lavoro. Eppure entrambi questi diritti, garantiti dalla nostra Costituzione, sono oggi di fatto negati in Italia. Lo dimostra, da una parte, il nostro lungo “inverno demografico”, la crescente povertà delle famiglie e dei minori; dall’altra, l’ampia percentuale dei disoccupati, in particolare i più giovani, e l’esercito dei lavoratori precari».
RASSEGNA STAMPA:

- Avvenire, Bagnasco, umanesimo italiano contro l'individualismo (23/10/2011)

- Secolo XIX, Bagnasco: «Reagire all'egoismo della società» (23/10/2011)

- LaDiscussione, Bagnasco al convegno Acli su famiglia e lavoro (22/10/2011)

- Il Cittadino (Settimanale cattolico di Genova), Famiglia, lavoro e società civile: patrimonio di speranza per la ripresa economica in Italia (30/10/11)

Foto dell'evento
Fonte: Acli Lazio

]]>
Accendi una stella http://www.aclipuntofamiglia.it/news.interna.php?notizia=669 Mon, 12 Dec 2011 13:30:36 +0100 Accendi_stella
]]> "Accendi una stella" è lo sglogan che l'Associazione Ragazzi Amici dell'Università Cattolica ha scelto per la 15° edizione del concorso per studenti e insegnanti che essa promuove ogni anno.
Il concorso è aperto a tutti gli insegnanti e gli studenti della scuola primaria, della scuola secondaria, di primo e secondo grado, e delle Università d'Italia.
In questo tempo di crisi e di scoraggiamento, il tema proposto dal concorso non è affatto banale, ma anzi contribusce a diffondere un segno di speranza presso tutte le fascie d'età, con particolare rifermento ai giovani.
Bambini, ragazzi e insegnanti, infatti, sono invitati a riflettere sulla propria vita, a imparare a esprimere i propri sogni, ad aprire gli occhi sul presente, guardando con fiducia al futuro per non smettere mai di credere in se stessi e nei propri sogni… e accendere la propria stella!
Si tratta dunque di raccontare, con modalità diverse a secondo dell'età, il proprio sogno e come si intende realizzarlo!
Per consultare il regolamento completo e le modalità di partecipazione consulta il sito www.istitutotoniolo.it

Scarica la locandina del concorso

]]>
Speranza “famiglia” nel programma di Governo http://www.aclipuntofamiglia.it/news.interna.php?notizia=668 Mon, 28 Nov 2011 15:42:10 +0100 famiglie
Nel suo dfamigliaiscorso al Senato, lo scorso 17 novembre, il neo presidente del Consiglio, Mario Monti, ha affermato "Assicurare la piena inclusione delle donne in ogni ambito della vita lavorativa, ma anche sociale e civile del paese, è una questione indifferibile".
Continuando poi a riferirsi alle donne, indicate insieme ai giovani come motore del Paese, Monti ha aggiunto "E' necessario affrontare le questioni che riguardano la conciliazione della vita familiare con il lavoro, la promozione della natalità e la condivisione delle responsabilità legate alla maternità, o alla paternità, da parte di entrambi i genitori nonchè studiare l'opportunità di una tassazione preferenziale per le donne".
Parole importanti, quindi, grazie alle quali occupazione femminile e conciliazione dei tempi di lavoro e dei tempi di vita entrano finalmente a pieno titolo nel programma di Governo, avendo quindi riconosciuta un’urgenza pari a quella che oggi l’opinione pubblica attribuisce ad interventi, anch’essi presenti nel programma di Monti, come taglio dei costi alla politica, lotta all'evasione, riforma del mercato del lavoro e pensioni, probabile reinserimento dell'Ici e patrimoniale.
Temi prioritari che, tuttavia, già in passato figuravano all’interno di proclami rimasti inattuali nelle azioni dei Governi.
Da anni infatti le Acli, così come il Forum delle Famiglie, denunciano una mancanza in Italia di politiche family friendly, come per esempio la mancanza di flessibilità nell’organizzazione del lavoro e di servizi di cura che non solo limitano la partecipazione femminile al mercato del lavoro, ma di fatto si configurano come un vero e proprio ostacolo al fare famiglia. Famiglia che invece, se adeguatamente sostenuta, potrebbe divenire vero e primo volano di ripresa economica per tutto il Paese, favorendo tanto l’aumento delle nascite (cosa di non poco conto se pensiamo all’inverno demografico cha attanaglia l’Italia in questo momento) quanto la ripresa dei consumi.
Un cammino quindi, quello della famiglia, che inevitabilmente avanza di pari passo agli interventi per un’inclusione sociale della donna che non la ponga più di fronte all’aut-aut tra l’essere madre, moglie o lavoratrice ma che favorisca la conciliazione delle tre figure, anche attraverso una distribuzione equa delle responsabilità familiari, ovvero una maggiore attenzione al tema della paternità. Perché se è vero che la donna è lavoratrice, moglie e madre, è altrettanto vero che l’uomo non deve essere solo lavoratore e marito, ma anche padre, con tutti gli oneri e gli onori che ciò comporta.
La speranza che le parole pronunciate da Monti ci suscita, quindi, è grande. Ma non è la speranza di chi vuol dimostrare di aver avuto sempre ragione in questi anni a puntare su famiglia e conciliazione, a denunciare la mancanza di asili nido e di servizi di cura per gli anziani ed i disabili. La nostra è la speranza autentica che quanto detto non resti lettera morta; è l’attesa feconda e attiva di un futuro migliore per questo Paese, che non ci aspettiamo appaia improvvisamente, ma per il quale piuttosto vogliamo rimboccarci le maniche e, con l’aiuto concreto dello Stato, iniziare a costruirlo davvero.]]>
Misurare la felicità di famiglie e cittadini oltre il PIL http://www.aclipuntofamiglia.it/news.interna.php?notizia=666 Mon, 14 Nov 2011 16:18:55 +0100 felicità
]]> felicità_famiglie“Ci sono cose che non si possono comprare. Per tutto il resto c’è Master Card”, o almeno così recita uno degli slogan pubblicitari più famosi dell’ultimo decennio.
Una frase, così come lo richiede il linguaggio pubblicitario, efficace proprio in virtù della sua semplicità e perché rispecchia in pieno l’abitudine della società in cui viviamo di attribuire alla maggior parte di ciò che ci circonda un prezzo, un preciso valore economico.

La nostra capacità, come singoli e come Paese, di produrre, comprare e consumare insieme è stata sino ad oggi l’indicatore più importante per misurare il nostro progresso e il nostro sviluppo; tuttavia, rimane da stimare il peso “delle cose che non si possono comprare”, il valore ed il senso che emozioni, sensazioni ed esperienze danno alla nostra esistenza, generando la percezione più o meno intensa della felicità e del benessere.

Parafrasando dunque quel famoso slogan potremmo dire che “ci sono delle cose che si possono misurare. E per tutto il resto?”. Si può misurare la felicità di un popolo? Ed il suo benessere sociale? Il PIL, primo indicatore economico e termine di paragone tra il progresso delle varie economie mondiali, contiene veramente la risposta a queste domande?
Di fatto, il benessere e la felicità delle famiglie e dei cittadini non sono legate in maniera biunivoca al dato economico, ed è per questo che negli ultimi anni si è attivato un dibattito internazionale sul “superamento del PIL”. È convinzione comune tra le organizzazioni governative, infatti, che per misurare il benessere reale delle famiglie e dei cittadini, il progresso e lo sviluppo della società in cui viviamo, è necessario introdurre nuovi indici capaci di rilevare il valore delle condizioni sia economiche, ma anche sociali ed ambientali in cui si realizza la nostra quotidianità.

È in questa cornice, dunque, che al fianco di Austria, Nuova Zelanda, Inghilterra, anche l’Italia ha scelto di dotarsi di nuove e altre percentuali, che non guarderanno al reddito bensì al benessere dei cittadini.
Il progetto, avviato a partire dal dicembre 2010 sulla scia delle iniziative Ocse e della Commissione Stiglitz – Sen – Fitoussi, si chiama “BES- Benessere equo e solidale” ed è stato realizzato da Cnel e Istat. I due istituti, dopo aver consultato le parti sociali, sono giunti a stilare un elenco che comprende ben 12 nuovi canali di valutazione, che sono nell’ordine: ambiente, salute, benessere economico, istruzione e formazione, lavoro e conciliazione tempi di vita, relazioni sociali, sicurezza, benessere soggettivo, paesaggio e patrimonio culturale, ricerca ed innovazione, qualità dei servizi, politica ed istituzioni.

Una lista importante ma non ancora definitiva, poiché l’Istat e il Cnel invitano gli esperti, i rappresentanti della società civile ed i cittadini tutti a raffinare la qualità dei canali individuati, esprimendo valutazioni e consigli tramite un questionario che rimarrà on line sino a marzo 2012. A quella data si trarranno le somme di quanto emerso, in modo da poter così procedere alla costruzione degli indici e, a seguire, alla rilevazione dei dati.

L’importanza di questi nuovi indici risiede principalmente nella loro capacità di riconoscere il benessere come uno stato multidimensionale, dando voce ai principali ambiti che lo compongono.
Riconoscere questi 12 canali come luoghi del benessere, impone quindi di valutare ogni nuova legge o provvedimento in relazione all’impatto che esse avranno su chi quei luoghi li vive ogni giorno, ovvero famiglie e cittadini.
In particolare due sono i canali che, in questa lista, contribuiscono significativamente ad indagare la problematicità quotidiana delle famiglie: lavoro e conciliazione dei tempi di vita e relazioni sociali.
Il primo indice connette lavoro e famiglia insieme, misurando la capacità del lavoro di essere garante della stabilità economica della famiglia e di una flessibilità tale da assicurare che rimanga, nell’arco della giornata, del tempo di qualità da spendere in famiglia.
Il secondo indice, invece, riconosce la famiglia come osservatorio privilegiato delle relazioni, intese non solo come fonte di benessere psico-fisico, ma anche come occasione di sviluppo del proprio capitale sociale.

La scommessa, dunque, non è di poco conto, soprattutto se si pensa che, secondo uno studio condotto dall’Istat tra 45 mila persone su cosa determini il benessere di una società, gli italiani hanno messo al primo posto la salute, la possibilità di dare un futuro ai propri figli e avere un lavoro dignitoso.
Realizzare un indicatore di benessere che illustri lo stato di salute e felicità degli italiani è dunque una rivoluzione che potrebbe riaccendere una luce nel futuro del nostro Paese, perché ricucirebbe lo strappo profondo che separa l’agire politico dai bisogni reali di famiglie e cittadini, troppo spesso rimasti inascoltati ed a rischio di esclusione sociale.
]]>
"Natale 2011. Un biglietto d'auguri" http://www.aclipuntofamiglia.it/news.interna.php?notizia=664 Thu, 10 Nov 2011 10:45:34 +0100 natale
]]> Il Concorso  Nazionale Giovanile "Natale. Un biglietto d'auguri" di pittura, grafica, illustrazione o scultura, promosso dal Forum delle Associazioni Familiari è giunto alla sua 2° edizione.
Tra i lavori giunti numerosi al Forum, 5 sono stati selezionati da un'apposita Commissione ed ora sono offerti al voto popolare.
I cinque biglietti finalisti, infatti, sono stati pubblicati rigorosamente in ordine alfabetico sul sito del Forum, da dove è possibile esprimere la propria preferenza inviando una semplice mail entro il 19 novembre 2011.


]]>